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domenica 25 dicembre 2016

Natale con i tuoi (a trent’anni).

Da quando ne ho memoria, il giorno di Natale per me ha sempre rappresentato una festa da passare serenamente in Famiglia. Se poi questa famiglia ha origini del sud, si arriva ad ospitare tavolate con numeri di alti livelli. Normalmente parliamo anche di circa quindici o venti  parenti chiusi nella stessa stanza. Ricordo con gioia i miei Natali a casa dei nonni paterni, quando eravamo dieci nipoti tutti al di sotto i dieci anni, e ci lasciavano distruggere una stanza della casa. Con le coperte ergevamo costruzioni ingegnose, come le capanne per gli indiani e cospargevamo il pavimento con dei giochi appuntiti come fosse stato un campo minato.  Soltanto ogni tanto si affacciava qualche genitore, precisamente quando dalla nostra stanza non provenivano più rumori molesti. Le nostre madri dai volti preoccupati, venivano a controllare che nessuno si fosse fatto male a causa di qualche gioco partorito dalla mia mente da ragazzina un po’ sadica. Così ogni anno attendevo impaziente quel giorno, perché in quella casa e in quella famiglia si respirava un profondo spirito di comunione. Ma oggi con il senno di poi e volendo anche un po’ generalizzare, potrei azzardare a dire che negli anni in cui sono cresciuta ( i novanta), si viveva semplicemente meglio rispetto ad ora.
Ma tornando ad oggi, al Natale di questo anno, vivo questo giorno con la consapevolezza che tutto sia cambiato. Ormai al pranzo del venticinque, siamo a tavola un numero ristretto di persone rispetto a quei giorni, perché nel corso degli anni purtroppo le famiglie si sono evolute, e certe volte anche allontanate. Ora che ho trent’anni, quando mi siedo alla tavola imbandita per il pranzo di Natale, so già che dovrò rispondere con un sorriso a trentadue denti, a domande da cui invece fuggo durante il corso dell’anno. Alla mia età purtroppo,  non ci si può più sedere nell’altra stanza a giocare agli indiani, perchè oramai sei adulta. Ed anche se in questo giorno hai mille pensieri per la testa, sei consapevole di avere la forza per ridere, scherzare e partecipare, cercando di dimostrare che va tutto bene nella tua vita. Così si compiono tutte queste azioni anche se nel profondo della tua coscienza, mentre sei a tavola insieme alla tua famiglia, rivolgi dentro di te un pensiero alla persona amata che vorresti avere accanto in quel momento. E confidi con tanta speranza, nella realizzazione di almeno uno o due dei tuoi desideri per l’anno successivo.
Inoltre ti accorgi che anche se sono passati vent’anni, i tuoi parenti sono ancora in ansia per te. Restano preoccupati per la tua incolumità e continuano a chiederti se va tutto bene. Oramai a Natale, non ti serve più nessun regalo, mentre vorresti dire soltanto: “mamma, papà, non preoccupatevi perché finchè ci sarete voi per me andrà tutto bene.”
A trent’anni, è vero puoi bere il caffè o l’amaro dopo pranzo sul divano con gli adulti, ma dentro di te, ti ritrovi ancora ad esprimere dei desideri a Babbo Natale, come quando avevi dieci anni. In fondo, silenziosamente gli chiedi di darti la forza ed il coraggio per compiere quei passi importanti per poter creare tu in prima persona, quella casa piena di speranza.
La stessa casa che vivevi nei Natali della tua infanzia.  
Buon Natale!

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